Una toccante riflessione che arriva da Castrovillari
Ha 48 anni, una figlia e una lunga esperienza di lavori precari. È risultato idoneo a un concorso per funzionario amministrativo al Comune di Cosenza e guarda alla proposta di legge regionale come a una possibile occasione per entrare nella pubblica amministrazione
«Non voglio rubare niente a nessuno. Voglio soltanto poter coltivare la speranza di un futuro».
È forse questa la frase che più di tutte racchiude il senso della testimonianza di R. S., 48 anni, di Castrovillari, uno dei candidati risultati idonei a un concorso per funzionario amministrativo in uno dei Comuni più importanti della Calabria, quello di Cosenza.
Una storia personale che si intreccia con il dibattito sulla proposta di legge regionale relativa agli idonei e alle modalità attraverso cui potrebbe essere favorito l’incontro tra graduatorie, enti e fabbisogni della pubblica amministrazione.
Per R. S. quella proposta aveva rappresentato soprattutto una parola: speranza.
Una speranza riaccesa dopo mesi, forse anni, di incertezza.
«Ho una figlia. Faccio lavori precari e ogni giorno porto dentro di me il peso delle incertezze», racconta. Un peso che, spiega, non riguarda soltanto lui, ma che inevitabilmente ricade anche sulla famiglia e sulle persone più vicine.
Poi è arrivata la possibilità di vedere un futuro diverso.
Il superamento della prova concorsuale e la prospettiva di un sistema capace di mettere in collegamento Regione ed enti locali avevano riaperto una porta che sembrava ormai difficile da attraversare.
«Il portale unico, il fatto di poter avere collegamenti tra Regione ed enti locali, l'omogeneità delle figure mi avevano restituito il sorriso», scrive.
Ma quel sorriso, racconta, è durato poco.
«La marcia indietro mi ha tolto quel sorriso»La frenata registrata in commissione consiliare sulla proposta di legge ha avuto, per lui e per altri idonei, un significato che va oltre il piano strettamente politico o amministrativo.
«Il brusco stop e la marcia indietro in commissione mi hanno tolto quel sorriso», racconta.
Da qui nasce il suo appello rivolto direttamente alle istituzioni regionali.
Il primo destinatario è il presidente della Regione Roberto Occhiuto.
«Mi rivolgo al presidente Occhiuto, che giustamente parla dei giovani, per ricordargli che ci siamo pure noi», scrive R. S., sottolineando come il tema dell'accesso al lavoro pubblico riguardi anche persone che, pur avendo superato una prova concorsuale, si trovano ancora in una condizione di precarietà.
«Parlare di libertà e di lavoro non può escludere chi ha comunque superato una prova», è il suo appello.
«Pensare ai tirocinanti, ma anche a chi ha studiato e superato una prova»Nella sua lettera non c'è la volontà di contrapporsi ad altre categorie.
Lo chiarisce quando affronta il tema dei tirocinanti: «È giusto pensare ai tirocinanti ma è anche doveroso pensare a chi ha studiato e superato una prova».
Il suo appello si estende quindi al presidente della commissione consiliare Orlandino Greco, ai componenti della commissione, alla maggioranza e all'opposizione.
«Non spegnete questa speranza che riguarda tante, tantissime persone», scrive.
Dietro i numeri delle graduatorie, dietro le procedure e dietro le discussioni istituzionali, secondo la sua testimonianza, ci sono persone con storie familiari, sacrifici e aspettative.
Persone che hanno investito tempo nello studio e che attendono di capire se quell'idoneità potrà trasformarsi, prima o poi, in una concreta opportunità professionale.
«Ogni giorno verso lacrime»La parte più personale della lettera arriva quando R. S. racconta il peso emotivo di questa attesa.
«Ogni giorno verso lacrime e seppure le mie lacrime siano un fatto personale esse rappresentano l'attesa e la speranza».
Parole che restituiscono il volto umano di una vicenda che rischia altrimenti di essere raccontata soltanto attraverso numeri, emendamenti e passaggi nelle commissioni consiliari.
R. S. guarda ora alle ipotesi che potrebbero consentire di modificare il provvedimento e trovare una soluzione per gli idonei.
«Ho sentito parlare di modifiche, di interpello mirato, cose che restituirebbero dignità a ognuno di noi», scrive.
E chiude la sua testimonianza con una richiesta semplice, rivolta a chi è chiamato a decidere:
«Non spegnete questa speranza. Fate in modo che per una volta si pensi anche a noi».
Una richiesta che arriva da Castrovillari e che, nelle parole dell'autore della lettera, vuole rappresentare anche quella di tanti altri idonei che attendono di conoscere quale sarà il destino delle loro graduatorie e delle opportunità professionali legate alla pubblica amministrazione.