Agricoltura, la Cia proclama lo stato di agitazione: «Costi alle stelle e prezzi da fame»

Autore Giorgia Rieto | gio, 01 ott 2026 12:21 | Cia Agricoltura

Il presidente nazionale Cristiano Fini e il presidente regionale Nicodemo Podella lanciano l’allarme: «Le aziende lavorano sotto i costi di produzione. Pronti alla mobilitazione permanente»

Costi di produzione sempre più alti, prezzi riconosciuti agli agricoltori sempre più bassi e raccolti messi a dura prova dagli eventi climatici. È il quadro tracciato dalla Cia-Agricoltori Italiani nel corso dell’assemblea plenaria di Crotone, alla quale hanno partecipato centinaia di agricoltori provenienti da tutta la Calabria.

Dal confronto, promosso nel segno del manifesto programmatico “Terra Calabra: dignità, sovranità, futuro”, arriva la decisione di proclamare lo stato di agitazione permanente e di chiedere al Governo italiano e alle istituzioni europee interventi immediati per sostenere il reddito delle imprese agricole.

«I costi sono troppo elevati e i prezzi dei nostri prodotti troppo bassi. La situazione è drammatica e mai vista prima», ha dichiarato il presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini, aprendo i lavori dell’assemblea.

Secondo l’organizzazione agricola, il problema nasce soprattutto dalla crescente distanza tra i costi sostenuti dalle aziende per produrre e i prezzi riconosciuti alla produzione. A questo si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che in diverse aree hanno inciso sulle rese, aumentando ulteriormente la pressione economica sulle imprese.

Il caro energia al centro della protesta

Tra i temi maggiormente evidenziati durante l’incontro c’è quello dei costi energetici e, in particolare, del gasolio agricolo.

Il presidente regionale di Cia Calabria, Nicodemo Podella, ha contestato i livelli raggiunti dai prezzi dei carburanti e ha puntato l’attenzione sui profitti del settore energetico.

«Coperte dall’alibi delle guerre, le grandi aziende energetiche stanno facendo profitti enormi e il prezzo del gasolio agricolo è alle stelle», ha affermato Podella. «Credo sia arrivato il momento che anche noi agricoltori facciamo utili, almeno per consentire alle nostre famiglie di vivere».

La richiesta dell’organizzazione è quindi quella di intervenire sul costo dei fattori produttivi, considerato uno degli elementi che maggiormente stanno comprimendo i margini delle aziende agricole.

Dalle istituzioni richieste misure straordinarie

Nel corso dell’assemblea sono state illustrate le principali richieste rivolte al Governo e all’Unione europea. Tra queste figura l’introduzione di un prezzo minimo garantito per le produzioni agricole, calcolato sulla base dei costi reali rilevati da Ismea, accompagnato da sanzioni più severe contro le pratiche commerciali sleali lungo la filiera.

Sul fronte fiscale, la Cia chiede la reintroduzione del credito d’imposta sul gasolio agricolo, con l’obiettivo di attenuare l'impatto dei rincari sui bilanci delle aziende.

Un altro capitolo riguarda le importazioni dai Paesi extra-Ue. L’organizzazione chiede l’applicazione del principio di reciprocità negli scambi commerciali, sostenendo la necessità di maggiori garanzie per i prodotti provenienti da Paesi nei quali vengono utilizzate sostanze fitosanitarie vietate nell’Unione europea o dove le condizioni di lavoro non rispettano gli standard richiesti ai produttori europei.

«Se non è coltivato qui, non è Made in Italy»

La Cia sollecita inoltre un rafforzamento dei controlli sulla provenienza delle produzioni e sulla tracciabilità, con l’obiettivo dichiarato di contrastare frodi e pratiche che, secondo l’organizzazione, rischiano di penalizzare le produzioni italiane.

Il messaggio scelto per la mobilitazione è netto: «Se non è coltivato qui, non è Made in Italy».

Tra le emergenze segnalate dagli agricoltori calabresi c’è anche quella legata alla fauna selvatica, con particolare riferimento alla presenza dei cinghiali, e alla tutela del suolo agricolo. La richiesta è quella di interventi più incisivi per proteggere le coltivazioni e contrastare l’abbandono delle terre, soprattutto nelle aree interne e nel Mezzogiorno.

Sindaci, amministratori e giovani agricoltori al confronto

Durante l’assemblea sono intervenuti sindaci e amministratori del territorio, insieme a esponenti del mondo politico regionale, tra cui la consigliera regionale Elisabetta Barbuto.

Spazio anche alla voce degli agricoltori non associati e delle nuove generazioni. Tra gli interventi anche quello di uno studente dell’Istituto Agrario di Cosenza, a testimonianza delle preoccupazioni che investono non soltanto le aziende già attive, ma anche chi si prepara a entrare nel settore.

Il rischio denunciato dalla Cia è quello di un progressivo abbandono delle attività agricole e dei terreni, con conseguenze economiche e sociali particolarmente rilevanti per le aree rurali e interne della Calabria.

A chiudere i lavori è stato ancora Cristiano Fini, che ha ribadito la necessità di garantire all’agricoltura condizioni economiche adeguate per affrontare le sfide future.

«L’agricoltura deve rimanere centrale perché produce cibo, sostiene l’economia e garantisce la tenuta sociale e ambientale dei territori», ha dichiarato Fini. «Ci chiedono sicurezza, sostenibilità e innovazione, ma per farlo servono risorse e un reddito dignitoso. Noi non ci rassegneremo».

La Cia annuncia così una nuova fase di mobilitazione, chiedendo alle istituzioni risposte concrete e rapide per affrontare quella che gli agricoltori definiscono una crisi ormai non più sostenibile.


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