"La figlia del clan", al MuMe di Villa San Giovanni il racconto di un riscatto possibile contro la 'Ndrangheta

Autore Redazione Web | lun, 26 ott 2026 16:21 | Danilo-Chirico Giuseppina-Pesce Ponti-Pialesi Libro Ndrangheta Riscatto

Presentato il volume scritto dal giornalista Danilo Chirico insieme a Giuseppina Pesce: una storia di coraggio e di speranza

Al MuMe, il Museo delle Memorie di Piale a Villa San Giovanni, l'associazione socio-culturale Ponti Pialesi ha promosso la presentazione del libro "La figlia del clan", scritto dal giornalista Danilo Chirico insieme a Giuseppina Pesce. L'opera ripercorre la complessa parabola di vita e la scelta di rottura di una donna nata e cresciuta all'interno di una delle più potenti famiglie della 'Ndrangheta, offrendo ai lettori uno spaccato inedito sulle dinamiche interne all'organizzazione criminale.

L'autore Danilo Chirico ha spiegato come nascere in un contesto mafioso rappresenti un'eredità pesante, uno stigma che limita la libertà personale e le opportunità future. Tuttavia, lo scrittore ha voluto evidenziare il coraggio della protagonista e il messaggio di speranza racchiuso nel testo. "Se tu hai una grande forza di volontà, così come quella dimostrata da Giuseppina Pesce, c'è la possibilità di una grande prova di emancipazione e di riscatto", ha affermato Chirico, rivelando che è stata la stessa donna a cercarlo per raccontare la parte più intima e meno pubblica della sua storia, dalla fanciullezza al matrimonio.

All'incontro ha preso parte anche Roberto Di Palma, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, il quale ha approfondito il concetto di "borghesia mafiosa" e la dura condizione femminile all'interno delle cosche. Il magistrato ha illustrato quanto sia radicale e pericolosa la scelta di allontanarsi da queste famiglie. "Di norma chi fa parte di un'associazione ne viene fuori soltanto o attraverso la dissociazione pubblica, oppure attraverso purtroppo la morte, non ci sono vie alternative", ha chiarito Di Palma, definendo la figura di Giuseppina Pesce come l'emblema di una donna che ha deciso di non voler più stare in quell'ambiente e di ribellarsi a uno status per nulla agevole da vivere.

L'evento ha assunto anche un profondo valore civile per la comunità locale. Franco Marcianò, presidente dell'associazione Ponti Pialesi, ha infatti spiegato le ragioni che hanno spinto all'organizzazione dell'incontro, esprimendo la preoccupazione che eventi storici e giudiziari cruciali per la Calabria e per la Piana di Gioia Tauro possano finire nel dimenticatoio. "Abbiamo organizzato questo evento ancora una volta per fare memoria", ha concluso Marcianò.

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