Tragedia di Posillipo: patteggiamento per la morte della ricercatrice calabrese Cristina Frazzica

Autore Giorgia Rieto | ven, 19 dic 2025 14:25 | Ricercatrice-Calabrese Posillipo Cristina-Frazzica

Il professionista 49enne alla guida dell’imbarcazione è stato condannato a un anno

Si è conclusa con un patteggiamento la vicenda giudiziaria nata dalla tragica morte di Cristina Frazzica, la giovane ricercatrice di origini calabresi, cresciuta a Voghera, travolta e uccisa da una barca mentre era su un kayak nelle acque di Posillipo, a Napoli, il 9 giugno 2024. Con lei c’era un amico, rimasto illeso.

Il professionista 49enne alla guida dell’imbarcazione è stato condannato a un anno, un mese e sei giorni di reclusione, con pena sospesa. La famiglia di Cristina è stata risarcita dalla compagnia assicurativa titolare della polizza dell’imbarcazione.

In una nota, i genitori e la sorella della giovane hanno commentato: «Ci sentiamo ancora totalmente inermi di fronte a quello che è accaduto. La sentenza, seppur bassa e non commisurabile alla vita di Cristina che nessuno potrà mai restituirci, ci permette però di credere un po’ di più in un’idea di giustizia che credevamo persa. Per noi era importante che emergesse la verità, e così è stato».

A seguire la famiglia nel procedimento legale sono stati gli avvocati Giuseppe Vacca e Domenico Mesiano del gruppo Giesse. «Per noi, così come per i familiari, era fondamentale che venisse ristabilita la verità», hanno dichiarato. «La perizia del CTU ha confermato che il kayak navigava legittimamente nello specchio d’acqua in cui è stato travolto. I ragazzi si trovavano in una zona in cui potevano stare legittimamente, e che d’estate è tra le più affollate al mondo, specie di domenica. È capitato a Napoli; poteva capitare ovunque. È necessaria un’ulteriore sensibilizzazione sulla sicurezza in mare: molto è stato fatto in quest’ultimo anno e mezzo, ma bisogna fare di più».

Una vicenda drammatica che, pur trovando un epilogo giudiziario, lascia la ferita indelebile di una vita spezzata troppo presto e la necessità di maggiore consapevolezza e prevenzione in mare.

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