Dalla Supercoppa all’incubo: cittadino reggino bloccato per 9 ore a Napoli dopo il rientro da Riyad

Autore Giorgia Rieto | sab, 20 dic 2025 12:59 | Supercoppa Riyad Calcio Napoli Tifosi

Una storia che merita risposte chiare. E che difficilmente potrà essere archiviata come un semplice disservizio.

Una vicenda dai contorni inquietanti e ancora tutti da chiarire, che rischia seriamente di trasformarsi in un caso nazionale. Un cittadino di Reggio Calabria, insieme ad altri passeggeri provenienti da diverse città italiane, è rimasto bloccato per oltre nove ore all’aeroporto di Napoli dopo il rientro da Riyad, dove si era recato per seguire le partite disputate in questi giorni nell’ambito della Supercoppa Italiana. Due gare, un evento internazionale, un viaggio organizzato regolarmente e conclusosi, invece, nel peggiore dei modi.

Il viaggio di andata si era svolto senza alcun problema. Il ritorno, al contrario, si è trasformato in una vera e propria odissea.

Il volo è partito da Riyad alle ore 5 del mattino. All’atterraggio a Napoli, però, è scattato un blocco improvviso. Circa 50 passeggeri sono stati trattenuti senza spiegazioni immediate, senza assistenza adeguata e con una motivazione che ha dell’assurdo: risultavano “clandestini” perché partiti senza carta d’imbarco.

Una situazione paradossale che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Secondo quanto raccontato dal cittadino reggino, la Polizia ha effettuato i controlli sui passeggeri soltanto intorno a mezzogiorno, a distanza di ore dall’atterraggio. Fino a quel momento, nessuna comunicazione chiara, solo attese estenuanti e disorientamento totale.

La spiegazione ufficiale è arrivata solo in tarda mattinata: appena atterrato a Napoli, una persona sarebbe scesa dall’aereo oltre a quelle autorizzate, avrebbe prelevato un bagaglio dalla stiva e da lì sarebbe scattato il blocco dell’intero volo per motivi di sicurezza. Una decisione che ha finito per colpire indiscriminatamente tutti i passeggeri, trasformando un singolo episodio in una punizione collettiva.

La gestione successiva ha lasciato l’amaro in bocca. Ai passeggeri napoletani è stato consentito di tornare regolarmente a casa. Agli altri, invece, è stata prospettata un’unica soluzione: un pullman diretto a Malpensa. Nessuna alternativa concreta per chi doveva rientrare in Calabria o in altre regioni del Sud.

Il cittadino reggino, dopo nove ore di attesa definite “follia inspiegabile”, è stato costretto a pagare di tasca propria un nuovo biglietto per riuscire a tornare a casa. In termini di assistenza, poco o nulla: solo un muffin a fronte di una giornata intera trascorsa in aeroporto.

Nei prossimi giorni, forse, ai passeggeri verranno rimborsati i biglietti del viaggio. Ma resta una verità evidente: un rimborso economico non può ripagare una situazione così delicata, né cancellare la sensazione di umiliazione, disagio e abbandono vissuta da cittadini italiani trattati come irregolari al rientro da un evento sportivo internazionale.

Una vicenda che apre interrogativi pesanti: è accettabile trattenere decine di persone per ore senza informazioni? È normale che un errore individuale ricada su un intero volo? È tollerabile che nel 2025 un cittadino venga etichettato come “clandestino” senza alcuna responsabilità?

E mentre restano rabbia e domande senza risposta, una riflessione finale s’impone: almeno la partita è valsa il viaggio?

A quanto pare, neanche quella. Stadio tutt’altro che pieno, tifosi con la sciarpa del Milan che gridavano “Forza Inter” e un’atmosfera lontana anni luce dal prestigio che dovrebbe accompagnare una Supercoppa Italiana. Un evento internazionale che, per molti, si è concluso con un ritorno surreale e una profonda sensazione di ingiustizia.

Una storia che merita risposte chiare. E che difficilmente potrà essere archiviata come un semplice disservizio.

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