Lo stesso soggetto aveva in passato aggredito e intimidito più volte il personale in servizio
Neanche l’ultimo giorno dell’anno ha portato tregua al personale di Polizia Penitenziaria in servizio a Reggio Calabria. Il 31 dicembre si è infatti conclusa con l’ennesima aggressione ai danni di un agente, confermando la gravità della situazione all’interno degli istituti penitenziari italiani.
A rendersi protagonista dell’episodio è stato un detenuto ristretto in regime di alta sicurezza, di origini siciliane, già noto per comportamenti violenti e minacciosi. Lo stesso soggetto, secondo quanto riferito dal Sappe, aveva in passato aggredito e intimidito più volte il personale in servizio, tanto da giustificare una formale richiesta di applicazione del regime previsto dall’art. 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario.
«Ad oggi il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non ha adottato alcun provvedimento concreto – denuncia Franco Denisi, segretario provinciale del Sappe – lasciando gli operatori a fronteggiare situazioni di elevatissimo rischio, senza strumenti adeguati. Questa inerzia espone quotidianamente il personale a gravi pericoli e rappresenta una mancanza di tutela nei confronti di chi garantisce legalità e sicurezza nelle carceri».
Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Ciccone, segretario nazionale, esprimono «piena e sentita solidarietà al collega coinvolto, che con professionalità, sangue freddo e senso del dovere ha affrontato l’ennesima situazione critica, pagando ancora una volta il prezzo di un sistema che troppo spesso interviene solo dopo i fatti, e a volte neanche ex post».
Il sindacato denuncia la mancanza di risposte concrete alle segnalazioni del personale e sottolinea come la sicurezza degli agenti non possa essere considerata una variabile secondaria: «Servono provvedimenti immediati, efficaci e una chiara assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni competenti. La Polizia Penitenziaria non può continuare a essere lasciata sola nelle carceri. Questa amministrazione a due velocità, che da una parte riorganizza i vertici e dall’altra lascia le carceri allo sbando, non è accettabile».
L’episodio di Reggio Calabria riporta ancora una volta alla luce le criticità del sistema penitenziario italiano e la necessità urgente di interventi concreti per garantire sicurezza e tutela al personale in prima linea.