Il consigliere regionale del Pd critica le intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto e chiama in causa il presidente Occhiuto
Per Falcomatà si tratta di una scelta destinata a penalizzare il Mezzogiorno e ad aggravare le disuguaglianze territoriali già esistenti. «Un fatto drammatico», lo definisce il consigliere regionale, che accusa l’esecutivo di portare avanti «una manovra secessionista», con il rischio di compromettere i diritti sociali ed economici di milioni di cittadini.
Secondo l’esponente del Pd, la decisione arriva in un momento particolarmente difficile per il Paese, segnato dal caro-carburanti, dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita. «Anziché affrontare le emergenze che pesano sulle famiglie – sostiene Falcomatà – Palazzo Chigi ha pensato di imprimere un’accelerazione preoccupante sulla secessione dei ricchi».
Al centro della contestazione c’è soprattutto il rischio che l’Autonomia differenziata possa consolidare il divario tra le aree più ricche e quelle economicamente più fragili del Paese. Il consigliere regionale evidenzia le possibili ripercussioni sulla disponibilità delle risorse pubbliche e sulla capacità delle Regioni meridionali di garantire servizi adeguati, a partire dalla sanità e dall’istruzione.
Falcomatà definisce la riforma «a saldo zero per le casse dello Stato», sostenendo che il percorso avviato dal Governo potrebbe tradursi in minori opportunità per il Sud e in maggiori difficoltà nel garantire livelli essenziali delle prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale. Una prospettiva che, secondo il consigliere dem, rischia di allontanare ulteriormente la Calabria dalle regioni economicamente più forti.
L’esponente del Pd interpreta inoltre l’accelerazione del Governo come il risultato di un accordo politico con la Lega, accusando la maggioranza di aver utilizzato il Mezzogiorno come «pedina di scambio». Nel suo intervento richiama anche il precedente del 2010, quando, secondo la sua ricostruzione, i fondi destinati alle aree sottoutilizzate furono impiegati per altre finalità, comprese le risorse legate alle multe sulle quote latte.
Ma è soprattutto il silenzio del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, a suscitare la polemica più aspra. Falcomatà chiede al governatore di prendere una posizione chiara contro il percorso intrapreso dall’esecutivo e di intervenire a tutela degli interessi della Calabria.
Il consigliere regionale ricorda gli impegni assunti in precedenza da Occhiuto con la firma degli schemi di intesa preliminare tra il Governo e le Regioni del Nord e sollecita un cambio di rotta. Tra le richieste avanzate figurano la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP), lo svincolo dai criteri basati sulla spesa storica e il rafforzamento degli strumenti perequativi necessari a ridurre le disuguaglianze territoriali. Un passaggio che, secondo Falcomatà, riguarda direttamente anche i criteri di ripartizione del Fondo sanitario nazionale.
«Avevo sperato che il presidente Occhiuto trovasse il tempo di interloquire con il proprio ministro di riferimento, nonché segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, per ribadire il suo secco no a questo obbrobrio normativo», afferma il consigliere del Pd, contestando al governatore di essere troppo concentrato sulle dinamiche politiche nazionali e sulla promozione del proprio libro, a discapito delle questioni regionali.
Da qui l’affondo finale e la richiesta di un confronto istituzionale. «I calabresi meritano considerazione, rispetto e, soprattutto, risposte. Anche per questo, il suo silenzio inquieta», dichiara Falcomatà.
L’appello è diretto: il presidente della Regione venga in Consiglio regionale e chiarisca quale posizione intenda assumere sull’Autonomia differenziata. «Difenda la Calabria», è la richiesta del consigliere dem, che invita Occhiuto a intervenire pubblicamente per tutelare i diritti dei cittadini e impedire che le nuove intese si traducano, a suo giudizio, in un ulteriore svantaggio per il Mezzogiorno.