Il coordinatore regionale della prevenzione di ANED APS, Pasquale Scarmozzino, interviene sulla criticità dei posti di emodialisi nel Reggino
La questione dei posti di emodialisi a Reggio Calabria torna al centro del dibattito politico e sanitario. A intervenire è Pasquale Scarmozzino, coordinatore della prevenzione di ANED APS, che giudica tardive e irrispettose le recenti polemiche sollevate da alcuni consiglieri comunali reggini, compreso l’ex sindaco Giuseppe Falcomatà.
Secondo Scarmozzino, il tema del nuovo centro dialisi e delle criticità assistenziali nel territorio reggino è da tempo al centro delle battaglie portate avanti dall’associazione. Per questo, il rappresentante di ANED chiede conto dell’impegno assunto negli anni dalla politica locale e regionale per affrontare le problematiche dei pazienti nefropatici.
Il nuovo centro dialisi e le richieste di ANEDScarmozzino ricorda come, dopo il settembre 2018, la battaglia democratica di ANED per la realizzazione del nuovo centro dialisi nell’ex Enpas abbia assunto un ruolo centrale nell’iniziativa dell’associazione.
Da allora, sottolinea, ANED avrebbe più volte sollecitato pubblicamente la realizzazione della struttura, chiedendo contestualmente maggiori interventi di prevenzione della malattia renale cronica, il potenziamento della dialisi peritoneale domiciliare e una riorganizzazione delle rianimazioni calabresi per favorire la disponibilità di organi destinati ai trapianti.
«Dov’erano Falcomatà e gli altri rappresentanti politici mentre ANED portava avanti queste battaglie?», è la domanda polemica posta da Scarmozzino, che invita gli amministratori a chiarire anche quali iniziative siano state intraprese nei confronti dei commissari regionali alla sanità, dei presidenti di Giunta e del Dipartimento Tutela della Salute.
«La rete nefrodialitica del 2023 è rimasta sulla carta»Tra i punti maggiormente contestati dal coordinatore ANED c’è lo stato di attuazione della rete nefrodialitica regionale, prevista nel 2023 e che, secondo Scarmozzino, non avrebbe prodotto i risultati attesi.
«La rete nefrodialitica del 2023 è ormai carta straccia», afferma, lamentando la mancata attivazione di un sistema regionale capace di organizzare in modo efficace e omogeneo i servizi di nefrologia e dialisi.
Scarmozzino evidenzia, inoltre, il rapporto di collaborazione che ANED dichiara di mantenere con i vertici delle aziende sanitarie calabresi. Tra gli ambiti di confronto cita l’organizzazione e l’ammodernamento dei servizi a Cosenza, il miglioramento della nefrologia e della dialisi a Crotone, i progetti di telemedicina e dialisi green a Catanzaro, l’aggiornamento tecnologico e il potenziamento del personale a Vibo Valentia, oltre alle attività legate ai trapianti al Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria.
Un percorso che, nella visione dell’associazione, dimostrerebbe come sia possibile intervenire concretamente attraverso una programmazione condivisa e una collaborazione stabile tra istituzioni sanitarie e rappresentanti dei pazienti.
Circa 450 posti per 1.550 pazienti: «Serve una distribuzione equa»Il nodo centrale, secondo Scarmozzino, non riguarderebbe esclusivamente il numero dei posti tecnici disponibili, ma soprattutto la loro distribuzione sul territorio regionale.
Il coordinatore ANED indica in circa 450 i posti di emodialisi presenti in Calabria, a fronte di circa 1.550 pazienti dializzati distribuiti in 37 centri. Secondo la sua valutazione, la dotazione esistente potrebbe essere sufficiente a soddisfare il fabbisogno, a condizione di una gestione più razionale delle risorse.
Tra le soluzioni proposte figura il trasferimento dei posti di emodialisi non utilizzati nei centri con minore occupazione verso le strutture in cui la domanda è maggiore. Scarmozzino cita, a questo proposito, l’esperienza dell’ASP di Reggio Calabria, indicando nella gestione attribuita a Berardi un esempio di possibile ottimizzazione.
Accanto alla redistribuzione dei posti, ANED chiede una rete regionale realmente funzionante, il potenziamento della dialisi domiciliare, regole chiare per l’assegnazione dei pazienti che iniziano il trattamento e un sistema trapiantologico più efficace.
«La soluzione è un tavolo tecnico regionale»Scarmozzino contesta anche il ricorso ai dati relativi ai posti tecnici di emodialisi del 2018 e alle previsioni per il 2025, ritenendo che tali cifre rischino di distogliere l’attenzione dalle questioni strutturali ancora irrisolte.
La proposta di ANED è quella di aprire un confronto tecnico e istituzionale per riprogrammare l’intera disciplina nefrologica in Calabria, superando le contrapposizioni politiche e concentrando gli sforzi sulle necessità concrete dei pazienti.
L’obiettivo, ribadisce il coordinatore della prevenzione dell’associazione, è garantire una distribuzione equa delle risorse, migliorare l’accesso alle cure e rafforzare la rete dei trapianti, affinché i malati renali possano contare su servizi adeguati in tutto il territorio regionale.