I manifestanti denunciano un senso di profondo abbandono da parte delle istituzioni e chiamano a raccolta la società civile
Non si ferma la protesta degli autotrasportatori allo svincolo di Gallico, arteria fondamentale di Reggio Calabria. Il presidio contro l'inarrestabile rincaro del carburante, con il gasolio arrivato a sfiorare i 2,50 euro al litro, continua a oltranza con l'obiettivo di svegliare e coinvolgere l'intera società civile. La mobilitazione, infatti, non vuole restare circoscritta alla categoria, ma punta a sensibilizzare i cittadini su un problema che si sta già riversando sulla spesa quotidiana di tutti.
I manifestanti denunciano un senso di profondo abbandono da parte delle istituzioni e avvertono sulle conseguenze imminenti per l'intero Paese, che basa gran parte del suo approvvigionamento sul trasporto su gomma. "Lo Stato è assente, si pensa solo al riarmo e alle tasse, ma intanto i nostri figli muoiono di fame", dichiara uno degli autisti presenti al presidio, sottolineando come gli scaffali dei supermercati stiano già iniziando a svuotarsi. A far male, oltre al silenzio di un governo definito "sordo" e alla disattenzione iniziale dei media nazionali, è anche l'indifferenza di una parte della popolazione. "La gente giudica, ma si vede che è più comodo stare a casa a guardare TikTok invece di avvicinarsi qua a noi", osserva con amarezza un altro lavoratore.
Nonostante le difficoltà, al presidio si respira un forte clima di solidarietà. Al fianco dei camionisti si sono radunati agricoltori, pensionati e semplici cittadini, consapevoli che la crisi morda ormai ogni fascia sociale e che stipendi e pensioni siano sempre più inadeguati. L'intenzione è quella di non fare passi indietro fino a quando non si otterranno risposte concrete, come confermano le parole accorate di una manifestante: "Non ci fermeremo. È un nostro diritto dare da mangiare ai nostri figli e garantire un futuro ai nostri nipoti, che purtroppo questo Stato non ci assicura".