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Progetto Montagna, il M5S incalza la Regione: «Chi pagherà gli stipendi dal 2030?»

Autore Giorgia Rieto | gio, 24 set 2026 13:42 | Scutellà Progetto-Montagna

Baldino e Scutellà contestano il percorso annunciato per la stabilizzazione degli “Invisibili”: «Servono atti formali e certezze sulla copertura finanziaria»


La vertenza dei lavoratori del cosiddetto “Progetto Montagna” torna al centro del confronto politico calabrese. Dopo il tavolo convocato in Cittadella regionale sul futuro degli “Invisibili” di San Giovanni in Fiore e dei Comuni di Bocchigliero, Campana e Longobucco, il Movimento 5 Stelle chiede alla Regione maggiore chiarezza sugli impegni finanziari e sulle prospettive occupazionali di lungo periodo.

La Regione ha manifestato la propria disponibilità a garantire la copertura necessaria per consentire ai Comuni interessati di procedere verso la stabilizzazione dei lavoratori, con l'obiettivo di completare le procedure entro il 31 dicembre 2026. A riferirlo è stata la consigliera regionale Rosaria Succurro al termine dell'incontro con gli assessori Giovanni Calabrese e Gianluca Gallo e i rappresentanti delle amministrazioni comunali.

Una prospettiva che, tuttavia, non convince pienamente le esponenti del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino ed Elisa Scutellà, che chiedono di conoscere nel dettaglio le modalità con cui verrà garantita la sostenibilità economica delle eventuali assunzioni a tempo indeterminato.

«Di invisibile qui non ci sono solo i lavoratori, ma anche i reali impegni della Regione», affermano Baldino e Scutellà, contestando in particolare l'assenza, a loro giudizio, di un documento formale che metta nero su bianco gli impegni emersi dal confronto istituzionale.

Secondo le due rappresentanti pentastellate, il fatto che i sindaci abbiano chiesto il verbale dell'incontro sarebbe un elemento significativo. «La Regione deve formalizzare a cosa si impegna e cosa chiede ai Comuni», sostengono, sottolineando che, fino alla formalizzazione degli accordi, non sarebbe possibile considerare concluso il percorso di stabilizzazione.

La vicenda riguarda oltre 320 lavoratori dei territori interessati. La documentazione regionale relativa al percorso occupazionale evidenzia una storia di progetti e proroghe che hanno coinvolto negli anni i Comuni interessati e lavoratori impegnati in attività legate alla tutela e alla valorizzazione del territorio montano.

Il nodo della sostenibilità finanziaria

È soprattutto sul futuro dei contratti che si concentra la critica del M5S.

Baldino e Scutellà sostengono che lo schema prospettato prevederebbe un contributo regionale limitato a un determinato periodo, lasciando successivamente ai bilanci comunali il costo dei contratti a tempo indeterminato.

Le due esponenti indicano, come esempio, il Comune di San Giovanni in Fiore, sostenendo che il costo annuale per i lavoratori interessati supererebbe i 2,3 milioni di euro.

Da qui la domanda posta alla Regione: «Chi paga gli stipendi dal 2030 in poi?»

Per Baldino e Scutellà, il tema non riguarda soltanto la garanzia del posto di lavoro, ma anche la capacità dei piccoli Comuni delle aree interne di sostenere nel tempo il relativo costo senza compromettere gli equilibri finanziari e la possibilità di procedere a nuove assunzioni.

La questione assume particolare rilevanza proprio perché il percorso degli “Invisibili” si inserisce in una storia di interventi temporanei e proroghe. La stessa Regione, negli anni precedenti, ha adottato diversi provvedimenti per dare continuità ai progetti occupazionali e alle attività svolte nei territori interessati.

Il confronto con le stabilizzazioni degli LSU-LPU

Le rappresentanti del M5S richiamano inoltre il precedente delle stabilizzazioni degli LSU-LPU, sostenendo che in quei casi il meccanismo sarebbe stato accompagnato da risorse pubbliche strutturali.

Secondo Baldino e Scutellà, la situazione degli “Invisibili” sarebbe invece diversa e richiederebbe quindi un intervento specifico e duraturo per evitare che il peso finanziario ricada progressivamente sui Comuni.

Il percorso degli “Invisibili” è stato recentemente ricondotto a quello dei Tirocinanti di inclusione sociale (TIS), passaggio che la Regione considera funzionale al superamento del precariato e alla possibilità di procedere con le stabilizzazioni.

Le interrogazioni annunciate

Sul tema si annuncia ora una nuova iniziativa istituzionale.

Vittoria Baldino presenterà un'interrogazione ai ministri del Lavoro e dell'Economia e delle Finanze per chiedere se il Governo intenda valutare misure specifiche a favore dei piccoli Comuni delle aree interne e montane, affinché eventuali stabilizzazioni non compromettano gli equilibri di bilancio.

Anche Elisa Scutellà annuncia un'interrogazione in Consiglio regionale rivolta al presidente Roberto Occhiuto e agli assessori Giovanni Calabrese e Gianluca Gallo, con l'obiettivo di conoscere il contenuto degli accordi e, soprattutto, le garanzie finanziarie previste per gli anni successivi.

«Sin da quando mi sono insediata – ricorda Scutellà – e anche attraverso un'interrogazione dello scorso novembre ho sollevato il problema della stabilizzazione reale di questi lavoratori. Oggi è il tempo di avere risposte certe».

La Regione, dal canto suo, ha indicato nella fine del 2026 la scadenza entro cui completare le procedure di assunzione per i Comuni in possesso dei requisiti, dopo aver manifestato la disponibilità alla copertura finanziaria necessaria.

Il confronto resta quindi aperto. Da una parte l'annuncio di un possibile passaggio verso la stabilizzazione dopo anni di precariato; dall'altra la richiesta dell'opposizione di conoscere con precisione quali risorse saranno garantite e per quanto tempo.

La domanda posta dal Movimento 5 Stelle sintetizza il nodo politico della vertenza: «Su questi lavoratori si è costruito consenso per anni, sei mesi alla volta. Adesso serve una firma».

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