Cruento è crudo, intenso e scomodo, perché porta in primo piano realtà che spesso rimangono sullo sfondo
Ci sono libri che raccontano una storia e libri che, invece, provano a raccontare la realtà nelle sue forme più difficili da guardare. Cruento di Andrea Polimeni appartiene a questa seconda categoria.
Il romanzo si sviluppa attraverso quattro personaggi e quattro storie apparentemente lontane, ambientate in contesti profondamente diversi: la Nigeria, Aleppo, il mondo delle ONG e dei medici volontari impegnati in diverse parti del mondo e, infine, Palermo. Quattro scenari, quattro esistenze, quattro modi differenti di affrontare una guerra. Perché la guerra, nelle pagine di Cruento, non è soltanto quella combattuta con le armi.
C'è chi la vive sulla propria pelle, in luoghi devastati dalla violenza e dalla morte. C'è chi sceglie di mettere la propria vita al servizio degli altri, cercando di salvare vite in situazioni estreme. E c'è chi combatte una guerra più intima, personale, fatta di scelte, conseguenze, fragilità e responsabilità.
Le quattro vicende, inizialmente separate, finiscono per incontrarsi in un punto preciso, dando un senso nuovo a ciò che il lettore ha incontrato lungo il percorso. È proprio questo intreccio a rappresentare uno degli elementi più interessanti del libro: le storie non sono semplicemente affiancate, ma diventano parti di un quadro più ampio, nel quale le azioni e le sofferenze dei singoli assumono un significato diverso.
Cruento è un titolo che non lascia spazio a equivoci. E il libro mantiene quella promessa. È crudo, intenso e scomodo, perché porta in primo piano realtà che spesso rimangono sullo sfondo. La violenza, la morte, la sofferenza, la povertà, la guerra e il sacrificio non vengono trattati come elementi lontani, appartenenti a un mondo che non ci riguarda. Al contrario, vengono presentati come realtà concrete, capaci di toccare profondamente la vita delle persone.
Uno degli aspetti più forti del romanzo è proprio il contrasto tra le diverse forme di dolore. Da una parte ci sono persone che, in condizioni estreme, combattono quotidianamente per sopravvivere o per permettere ad altri di farlo. Dall'altra, esistenze nelle quali le difficoltà possono nascere anche da scelte personali, talvolta segnate da un forte individualismo. Il confronto tra queste realtà porta inevitabilmente il lettore a interrogarsi sul peso che attribuiamo ai nostri problemi quando li confrontiamo con quelli di chi è costretto a combattere, letteralmente, ogni giorno per vivere.
Ed è forse questo il messaggio più significativo che emerge dalla lettura: esistono guerre visibili e guerre invisibili, ma il dolore non ha un solo luogo né una sola forma.
Dietro Cruento c'è inoltre l'esperienza personale dell'autore. Andrea Polimeni, fisioterapista di Reggio Calabria, è al suo secondo libro, e il suo percorso professionale sembra dialogare con alcune delle tematiche affrontate nel romanzo: il corpo, la sofferenza, la fragilità dell'essere umano e il rapporto con chi ha bisogno di aiuto. Non è necessario conoscere la biografia dell'autore per entrare nella storia, ma conoscerne il percorso aggiunge una prospettiva interessante alla lettura.
Cruento è, in definitiva, un libro che non cerca necessariamente di rassicurare il lettore. Al contrario, lo porta davanti a situazioni difficili e gli chiede di guardarle. È un romanzo che racconta ciò che spesso scegliamo di non vedere, mettendo in relazione mondi lontani geograficamente ma sorprendentemente vicini quando si parla di sofferenza, sopravvivenza e scelte umane.
Quattro personaggi. Quattro storie. Quattro guerre diverse.
E un unico punto d'incontro, nel quale quelle storie smettono di essere semplicemente individuali e diventano parte di qualcosa di più grande.
Cruento è un libro intenso, duro e profondamente umano, capace di ricordare al lettore che, mentre qualcuno può arrivare a compromettere la propria vita per scelte egoistiche, altrove c'è chi combatte ogni giorno per salvare la propria o quella degli altri.
Una lettura che lascia qualcosa addosso. Forse proprio perché, dopo aver chiuso il libro, alcune realtà non sembrano più così lontane.